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La superiorità e i buongustai (anno 2020) Ai fini di una società senza fumo (anno 2018) François Truffaut (anno 2018) Pensieri su linguaggi e tecnologia (anno 2017) Globalizzazione (anno 2017) Circa l'utilitarismo (anno 2017) La pena di morte (anno 2011)

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La superiorità e i buongustai (anno 2020)

Tanti pensano che “superiorità” sia una parolaccia. Per quanto mi riguarda… non saprei. Ho lo stesso atteggiamento verso le connotazioni di questa parola che quello verso le religioni. Sono un agnostico.
Una volta al bar un conoscente mi disse che secondo la sua esperienza accademica il greco era meglio per la filosofia e il latino era meglio per l’ingegneria e per i proverbi.
Ma comunque, non sei forse tu, disgraziato foresto e persona ignobile, che vorresti convincermi che un Merlot di provincia sia meglio di un Bordeaux d’ annata? Un vino superiore qui, un vino da tavola là.
Non c’e’ differenza, certi dicono.
La differenza, per quanto ne sappia, sta nel mercato capitalista che conduce le danze.
Ma del resto… non tutti tra loro (la gente) sono sommeliers.

Ai fini di una società senza fumo (2018)

Se il tabacco non esistesse come raccolto, pensate che qualcuno, a meno che non si fosse trattato di un dissennato, avrebbe voluto crearlo? Potreste immaginare un biochimico o un genetista coscienzioso che voglia creare una pianta, una foglia, o cosa simile che causi alta dipendenza e che contenga una miscela di sostanze chimiche come il benzene e più di settanta altre sostanze riconosciute come scatenatrici di una lunga serie di problemi di salute tra cui il cancro? Avrei sperato che questo tipo di scienziato non esistesse. Ma un’altra domanda seguirebbe: "Se non l'avessimo mai visto o non ne avessimo mai sentito parlare, pensate che ci mancherebbe?" E la risposta?... "Probabilmente no".
I motivi secondo i quali gli adolescenti decidono di assumere questo vizio potrebbero variare un po’ da persona a persona, ma sospetto che da sempre siano rimasti più o meno gli stessi.
Forse la curiosità e le aspettative per un leggero aumento dell’attenzione indotto dalla nicotina, così come l'idea che tenere in mano un ardente cilindretto bianco e marrone sia una cosa interessante da farsi che può coadiuvare socializzazione e convivialità.
Un altro motivo, ma le cose ora sono cambiate, poteva essere la prospettiva di non convenzionalità o di appartenenza a un gruppo più o meno omogeneo di persone fiche, alla moda, o sdrammatizzanti.
Quelli che sotto pressione hanno sempre resistito l'uso intenso e si sono accontentati di massimo due o tre al giorno non ne sono mai stati veramente dipendenti e troverebbero facile smettere completamente.
Indubbiamente, affinché la mia idea funzioni meglio, e anche per l'ovvio fatto che il tabacco è nocivo, le varie voci mediatiche di dissuasione e deglamorizzazione (Questa è una parola che ho appena adesso inventato e non esiste nel dizionario, ma si spera sia ben compresa in questo contesto), qualora esistano, dovrebbero rimanere dove sono per tutto il tempo necessario.
Quello che si potrebbe definire "identità degradata" (Il concetto di Erving Goffman e i suoi scritti su come le persone con un tratto screditabile cerchino "altri comprensivi" che lo condividono), è lo strano meccanismo psicologico simile a quello riscontrabile quando si utilizzano dei dialetti nonostante le capacità per la lingua standard. E’ quel particolare fenomeno secondo il quale i fumatori sono condotti a banalizzare una particolare situazione sociale inalando ed esalando insieme in solidarietà: i non fumatori potrebbero essere influenzati negativamente con un certo grado di atteggiamento discriminatorio. Non so cosa si possa fare molto per eliminare le conseguenze dell’ "identità degradata", ma esserne consapevoli potrebbe forse far beneficiare i fumatori che intendono ridurre o smettere perché i fumatori nei luoghi pubblici, in generale, anche se quando hanno bisogno di una sigaretta qualsiasi posto dove è permesso andrà bene, tendono a sentirsi più a proprio agio quando ci sono altri fumatori intorno.
Una condizione che ritengo sia necessaria affinché questa proposta si concretizzi è la seguente: dovremmo tutti riconoscere e concordare sul fatto che il tabacco è un veleno pericoloso e ne vorremmo scoraggiare l'uso. Anche se sei un fumatore e il tabacco ti dà soddisfazione, e non hai ancora complicazioni di salute che ne derivino, prenderesti in considerazione una società nella quale fumatori, non fumatori ed ex fumatori si aiutino a vicenda per sconfiggere questa dipendenza diffusa senza sentimenti di fanatismo, discriminazione o disprezzo?
E ora al punto centrale di questo approccio piuttosto draconiano.
Pensavo a un sistema di concessioni basato sui pesi; le compagnie produttrici di tabacco dovrebbero sempre indicare in caratteri di grandi dimensioni, sui pacchetti, il peso netto e la quantità di nicotina e catrame di tutti i prodotti che vendono.
Una concessione tabacco corrisponde al numero di sigarette di 84 mm (king size) che qualsiasi fumatore può acquistare giornalmente, e un'unità corrisponde a una concessione tabacco 1, o 0,8 g di tabacco, che è il peso netto medio del tabacco di una sigaretta da 84 mm (senza carta e filtro). Supponendo che 20 sigarette pronte king size equivalgano a circa 14-15 g di tabacco sciolto per roll-up o pipa, la concessione tabacco giornaliera massima di 36 unità sarebbe equivalente a una busta da 25,2-28,8 g di tabacco sciolto. Abbastanza per esaurirsi il respiro e morire prematuramente.
Non mi preoccuperei di cercare di differenziare le concessioni in base alla forza: i clienti sarebbero autorizzati a scegliere responsabilmente la forza desiderata. La percentuale di nicotina e il valore del catrame (particolato secco privo di nicotina) non vengono sempre dichiarati nei pacchetti. Come ho avuto modo di verificare, ai sensi delle normative applicabili nell'Unione Europea, nel Regno Unito e in Italia, i limiti massimi di emissione legalmente consentiti per sigaretta sono 10 mg di catrame, 1 mg di nicotina e 10 mg di monossido di carbonio. Questi limiti massimi vengono verificati da laboratori autorizzati analizzando il fumo tramite macchinari secondo le specifiche delle normative ISO. Il peso a secco è il peso effettivo, non la resa. La resa è la percentuale media di nicotina assorbita dall'organismo che le compagnie a volte dichiarano sui pacchetti. Non si dovrebbe regolamentare in base alla resa. La resa varia da persona a persona secondo quanto intensamente si inali.
Per quanto riguarda i consigli su usi più sani (filtri, dimensioni, carte e diversi tipi di tabacco), la gente ha opinioni sorprendentemente diverse spesso basate su fonti non verificabili, e quindi dovrebbe essere autorizzata a scegliere responsabilmente e autonomamente.
Affinché il sistema di concessioni funzioni è necessario fissare dei massimi. Il suggerimento di una concessione massima di 36 sigarette king size o unità al giorno è una proposta che può essere riconsiderata. Chi ne fuma di più di 36 al giorno ha un problema di fumo senza sosta che credo non si possa risolvere aumentando la concessione massima.
La concessione minima per settimana sarebbe una sigaretta di dimensione standard (84 king size) che pesi 0,8 g o meno senza carta (1 unità alla settimana). Per altre quantità, si potrebbe scegliere di averne 2 a settimana, 4 a settimana, 6 a settimana, 1 al giorno, 2 al giorno, 5 al giorno, 10 al giorno, 15 al giorno e così via in incrementi di 5 fino a 35 al giorno. La concessione massima, come suggerito in precedenza, sarebbe fissata a 36 unità al giorno. Utilizzando pacchetti da 1, 2 e 4 sigarette king size (o equivalenti in tabacco sfuso) in cellophane marrone scuro, è possibile soddisfare qualsiasi richiesta di quantità. Quantità standard corrispondenti a tutti i livelli di concessione dovrebbero essere reperibili presso i punti vendita al dettaglio autorizzati che vendono prodotti del tabacco. Per i fumatori non accaniti, l'immediata disponibilità di un involucro di cellophane standard contenente solo due sigarette king size, acquistabile, ad esempio, una volta alla settimana, fungerebbe da misura critica di autodisciplina, riducendo il rischio e la tentazione di un uso più intenso.
Questa proposta introduce un sistema in base al quale l'acquisto di qualsiasi prodotto del tabacco richiede la presentazione di una domanda per una concessione obbligatoria tramite un modulo online ufficiale. I richiedenti la cui domanda avrà esito positivo riceveranno una speciale tessera magnetica ("smart card") con i dati del titolare e la concessione settimanale designata. Questa tessera dovrà essere presentata e fatta scorrere dai rivenditori autorizzati per tutte le transazioni di tabacco. Il sito web dedicato per questo programma potrebbe essere chiamato 'Mandatory Tobacco Allowances UK, mta.gov.uk,' o un nome autorevole simile.
Le restrizioni di accesso sono una componente chiave: le persone di età inferiore ai 20 anni non saranno idonee a presentare domanda. Inoltre, ai richiedenti che presentano domanda per la prima volta e che non sono fumatori sarà applicato un tetto massimo alle concessioni, con un'approvazione massima non superiore a 6 unità al giorno, equivalenti a 42 unità a settimana. I fumatori esistenti saranno autorizzati a presentare domanda per la loro concessione settimanale desiderata in base alle loro esigenze auto-valutate, comprendendo i fattori di conversione definiti. Ad esempio, un fumatore che consuma attualmente circa 17 g di tabacco al giorno calcolerebbe una domanda per 21 unità al giorno, o 147 unità a settimana, in quanto 1 unità è definita come il peso di 0,8 g di tabacco.
Il sistema applica rigorosi limiti di acquisto: il tabacco non può essere acquistato in quantità superiori alla concessione settimanale approvata. Ad esempio, se un titolare di tessera con una concessione di 147 unità dovesse acquistarli tutti il lunedì dopo la mezzanotte, all'inizio del periodo di concessione, qualsiasi tentativo di acquistarne di più entro i successivi sette giorni sarebbe automaticamente rifiutato. Ciò garantisce che l'accaparramento sia prevenuto, con una disposizione massima di solo una settimana di fornitura consentita in qualsiasi momento.
Tutti i rivenditori di tabacco autorizzati, compresi i fornitori online, devono essere integrati con il database centrale del sito, garantendo l'accesso in tempo reale al saldo unitario attuale nell'account di ogni fumatore. Crucialmente, le unità non spese scadono ogni settimana; non si accumulano. Ciò significa che se a un individuo sono consentite 147 unità a settimana ma ne consuma solo 100 entro un periodo di sette giorni, le restanti 47 unità sono forfeited (perdute) e non possono essere riportate per integrare le 147 unità disponibili la settimana successiva.
Il sistema proposto prevede la facoltà e l'incoraggiamento alla riduzione progressiva della concessione settimanale di tabacco. La riduzione della concessione può essere effettuata facilmente e direttamente tramite il sito web ufficiale. Considerati i noti pericoli per la salute associati all'uso del tabacco, si prevede che molti fumatori possano utilizzare questa funzionalità a fini di autodisciplina, implementando riduzioni graduali come strategia per diminuire il consumo e infine smettere.
Tuttavia, l'aumento di una concessione di tabacco deve essere soggetto a rigorosi controlli procedurali. Non sarà consentito in alcun caso aumentare la propria concessione senza previo appello formale tramite il sito web ufficiale. Il processo di ricorso potrebbe comportare l'addebito di una somma di denaro (l'importo amministrativo da stabilire) e il richiedente non potrà mai aumentare la sua concessione di oltre un terzo. Inoltre, alle persone con determinate condizioni di salute certificate, come asma o Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO), potrebbe non essere autorizzato l'aumento. Sulla base di competenze mediche specialistiche, verrà sviluppato un registro dettagliato di malattie per le quali un aumento della concessione non sarà solo sconsigliato, ma automaticamente rifiutato.
Una pagina dedicata del sito ufficiale fornirà informazioni pubbliche e trasparenti sul consumo di tabacco nel Regno Unito. Sarà possibile per chiunque visitare una pagina aggiornata quotidianamente dal sistema che presenterà statistiche aggiornate relative a percentuali e numero assoluto di fumatori, stratificati per sesso, fascia d'età, contea amministrativa, nazionalità, etnia e concessioni tabacco autorizzate.
Verrà implementato un periodo di transizione definitivo. Si stima che una volta stabilita l'infrastruttura fondamentale—ovvero la prontezza del software centralizzato, la disponibilità di quantità di prodotto standardizzate da parte dei produttori di tabacco e la distribuzione del software per l'elaborazione delle transazioni per i rivenditori—tutti gli attuali consumatori di tabacco avranno a disposizione un periodo di 6 mesi per presentare la domanda obbligatoria. Fino alla conclusione di questo periodo di transizione di 6 mesi, i rivenditori e i negozi online non potranno rifiutare le vendite a chi è sprovvisto di tessera; tuttavia, una volta trascorso il termine, sarà obbligatoria la presentazione della tessera ufficiale (o dei suoi dettagli e password per gli acquisti online) come condizione per l'acquisto.

François Truffaut (anno 2018)

"L'adolescenza lascia un buon ricordo solo agli adulti con scarsa memoria."
È colpa della scuola neofascista, direi a François. E dell'ignoranza del popolino. Ma soprattutto della genitorialità delinquenziale, e in particolare dei diavoletti malati, immaturi, disgustosi e indisciplinati; diavoletti che si aspettano che la gente sia superficiale e infelice come loro.
Mia cara. Per quanto riguarda il passato, sei la mia unica speranza. Presto giocheremo agli stessi giochi così odiati dai diavoletti, a cui non piacciono i bambini e quindi non sanno vivere.
E l'arte, cosa c'entra l'arte? L'arte, mia cara, sarà sempre la nostra seconda natura.

Pensieri su linguaggi e tecnologia (anno 2017)

In un qualsiasi linguaggio umano, se provassimo a sfoggiare un gran numero di termini desueti e ricercati, la comunicazione potrebbe forse diventare un processo migliore, più creativa ed efficace, e magari anche più interessante.
Prendiamo ad esempio un linguaggio informatico già ampiamente diffuso come l'HTML: una padronanza davvero impeccabile dei suoi singoli tag si tradurrebbe in una maggiore precisione e, perché no, magari anche in un tocco di eleganza estetica in più.
Quindi, la mia domanda è questa: "Pensate che più vasta sia la vostra comprensione di vocabolari e sintassi, maggiori diventino le vostre possibilità di espansione mentale?"
E qui casca la famosa citazione di Wittgenstein: "I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo." Sospetto però che questa sia solo un'ovvietà da bacio perugina, perché, a ben guardare, la creatività e i talenti che possediamo non sempre vanno a braccetto con le nostre capacità linguistiche.

Globalizzazione (anno 2017)

Cari lettori,

Oggi vi propongo un paio di modeste riflessioni sulla globalizzazione.
Dal mio punto di vista, non c'era assolutamente nulla di diabolico nelle intenzioni e nei possibili sviluppi inizialmente associati al concetto di globalizzazione.
All'origine, la questione non riguardava tanto la selvaggia liberalizzazione dei mercati (con i suoi effetti collaterali talvolta decisamente indigesti), quanto piuttosto l'ampliamento delle relazioni economiche, politiche e culturali tra le nazioni del pianeta. Per quest'ultima sfumatura, specie sul piano culturale, oggi si preferisce usare il termine "globalizzazione" rispetto al classico "mondializzazione", per descrivere l'emergere di un sistema-mondo unico o di società che finiscono per assomigliarsi sempre di più—un fenomeno che ad alcuni fa rizzare i capelli e che per altri è semplicemente l'evoluzione delle cose.
Sia chiaro: la globalizzazione può spalancare le porte alla diffusione di malattie (le pandemie sono sempre dietro l'angolo), crisi finanziarie, attacchi informatici... Tuttavia, è assai probabile che queste piaghe si sarebbero presentate comunque, persino senza mercati aperti, voli low-cost e la velocizzazione dei trasporti. Inoltre, non ci vuole un genio per intuire che i benefici—soprattutto in termini di democratizzazione delle informazioni e delle tecnologie comunicative—superino di gran lunga i grattapiante legati ai rischi o alla realtà dei cyber-attacchi.
A mio avviso, l'idea di un mondo integrato e senza barriere, il famoso "villaggio globale", è un'ideologia del tutto auspicabile e non soltanto una favola per sognatori—a patto, naturalmente, che si riesca a costruire una democrazia vera e che le disuguaglianze tra i popoli diventino, una buona volta, solo un lontano e sgradevole ricordo.
Purtroppo, però, secondo parecchi osservatori, le sedicenti organizzazioni globaliste—FMI e OMC in testa—finiscono spesso per fare l'esatto contrario, esasperando proprio quelle disuguaglianze. E allora la domanda sorge spontanea: "Non sarà mica che la formula 'libero mercato' stia un po' tradendo la sua stessa promessa?"

Circa l'utilitarismo (anno 2017)

Le riflessioni che seguono sono forse un po' di parte, complici un paio di individui davvero amabili che in passato si sono dilettati a mandarmi a caccia di farfalle con compiti perfettamente al di sotto delle mie capacità. Non ho un background in economia, il che mi rende del tutto inqualificato per dissertare sulle teorie keynesiane. Su una cosa però sono irremovibile: il tempo e le energie delle persone non vanno sprecati. Il lavoro che pretendiamo dagli altri dovrebbe essere sempre utile, necessario o, quantomeno, dotato di un briciolo di senso.
La celebre metafora dei buchi da scavare e poi riempire solo per tenerci occupati mi ricorda le case popolari di Southwark, dove i locali venivano dipinti e ridipinti all'infinito perché i piani alti avevano stabilito che i residenti avessero un disperato bisogno di "uno scopo". Una perla di saggezza decisamente superata, direi.
Nutro un'avversione viscerale per ogni forma di spreco. Quindi, se fossi io al comando a curare i tuoi interessi, ti manderei dritto in vacanza piuttosto che vederti buttare risorse al vento. Chi ha davvero voglia di logorarsi su progetti palesemente inutili? Per quanto mi riguarda, rifiuterei l'offerta anche se lo stipendio battesse di gran lunga il sussidio di disoccupazione e non avessi uno straccio di alternativa all'orizzonte. Eppure eccoci qui: un mondo pieno di persone impegnate in attività dal dubbio valore utilitaristico o intellettuale, mentre il divario tra ricchi e poveri continua imperterrito ad allargarsi.

La pena di morte (anno 2011)

(dibattito sul sito Esperanto lernu.net anno 2011)
Kursivo 7.3.2011
Sono sempre stato contrario alla pena di morte ma mi domando se sarebbe utile volerla introdurre come "opzione", un'ultima spiaggia per coloro che pensano che la condanna a cui sono stati sottoposti è totalmente ingiusta e/o insopportabile. O quando la pena a cui sono sottoposti è ritenuta più grave della perdita della loro vita. Ci sono prigioni e prigioni, si dice. Personalmente, piuttosto di essere uno di certi prigionieri statunitensi in detenzione solitaria, (non sono moltissimi per fortuna) preferirei essere morto, e vorrei almeno aver diritto ad una iniezione letale. Rappresenterebbe per me aver diritto ad un'ultima azione giusta per confermare quello in cui ho sempre creduto: certe barbarie di stato sono inaccettabili qualunque siano le giustificazioni per punire. Una democrazia non dovrebbe tollerare la tortura. Uno stato che tollera la tortura, secondo questa logica, è anche uno stato che ogni volta che si presentano tali situazioni ha già tollerato l'omicidio. Ma se nel mondo non ci fosse più la tortura, probabilmente non avrei mai sentito il bisogno di scrivere tutto questo.
Eddy 7.3.2011
Buoni pensieri, ma non bisogna confondere la pena di morte con la morte "desiderata" che equivale al suicidio.
Il suicidio, sebbene la chiesa lo condanni (non sono religioso io), è una soluzione a casi estremi, come descrivi tu, o anche malattie incurabili e può essere accettabile se voluto dall'individuo stesso.
Però prima bisogna eliminare il carcere crudele, la tortura e incoraggiare una giustizia umana, come c'è in alcuni paesi europei.
La pena di morte in certi paesi, Iran, Afghanistan, Pakistan, Cina, paesi arabi, anche per oppositori politici, per donne (lapidazione), omosessuali, è una cosa inumana e assolutamente orribile.
Kursivo 9.3.2011
Sono d'accordo e hai ragione. E forse nei casi estremi a cui mi riferisco, non sarebbe più troppo preciso parlare di pena di morte, anche se l'espressione "opportunità legalizzata per l'eutanasia", qualora fosse una vera opportunità, condurrebbe a tutti gli effetti al diritto di scontare la pena con la morte, qualunque sia stata la qualità della sentenza del giudice. Tutto ciò si riferisce sostanzialmente al fatto che ho la forte impressione che per certi crimini, certi regimi e persone crudeli non ritengono che una morte dignitosa del criminale sia una punizione adeguata o sufficiente per "saldare il conto con la società" (o anche, e più pateticamente, con Dio, come nel caso delle teocrazie). Anche in quei casi orribili di omicidi plurimi di cui veniamo a conoscenza attraverso i mass media e che fanno inorridire la gente, e che generalmente risultano nella carcerazione a vita, sarebbe auspicabile che fosse sempre garantito il beneficio del dubbio, ed eventualmente anche la possibilità di farsi terminare la vita. In teoria una politica che piuttosto cinicamente farebbe un favore al problema del sovraffollamento delle carceri e alle tasche dei contribuenti.
Secondo me, uno stato con orgoglio democratico non si dovrebbe mai abbassare al rischio di commettere degli obbrobri o infliggere delle punizioni palesemente sproporzionate al crimine. Per quanto riguarda il desiderio di morire, c'è da considerare che questo desiderio (io lo chiamerei piuttosto "disperata via d'uscita") solitamente svanisce con la cessazione del trattamento crudele o tortura. Quanto vale la libertà? Quanto tempo o quanti anni vale la pena di passare in una cella di 16,20 metri quadri con altre cinque persone disponendo, dunque, di una superficie di solo 2,7 metri quadri? È una domanda che non vorrei mai trovarmi nella situazione di dovermi chiedere ma che vorrei potermi chiedere nel caso che la speranza che una situazione sfavorevole cambi non sia più sentita. In quel caso specifico che ho riportato per fare un esempio, dopo sei mesi il detenuto è stato trasferito con un'indennità irrisoria di mille euro. Una scampagnata, direbbero certuni della detenzione solitaria. Ma bada che qui ancora non ho discusso l'eutanasia, dove è chiaro che in certi casi di malattie terminali, per certi pazienti, questo desiderio di morire persisterà fino al decesso. E nei malauguratissimi casi estremi in cui il prigioniero sia anche vittima di una malattia grave, il trattamento crudele e/o le terapie punitive talvolta illegali rappresenterebbero un'ulteriore, abominevole aggravazione. Comunque, "io speriamo che me la cavo".